Credits @ Barichello Marisa

ALESSANDRO GATTO

Pittore, illustratore e grafico.

Progetta e realizza, con ogni tecnica, anche grandi decorazioni murali. 
A metà degli anni ottanta si avvicina alla pittura umoristica, ma è dal duemila che questa diventa predominante forma espressiva nella sua attività artistica.
Oggi il suo lavoro è riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. 
Partecipa a meeting, mostre e concorsi in Italia e all’estero. Ha ottenuto numerosi e importanti riconoscimenti.
Frequenti sono le sue presenze in giurie internazionali e convegni sull’arte.       

Credits @ Franco Vanzo

… Le “gattidudini”, come le definisce Giancarlo Saran, sono una ‘forma mentis’, oserei quasi definirle un sistema di pensiero, o addirittura una sorta di “saggio sull’universo umano”.

Per quanto mi riguarda, sono un canocchiale su di me e su ognuno di noi, e nello stesso tempo, lo specchio nel quale il nostro “gatto”, felino in tutti i sensi, guarda sé stesso, il mondo che attraversa, il mondo che lo circonda.

Le tavole di Gatto parlano linguaggi universali, mettono il dito sul corpo piagato dell’umanità contemporanea e paradossalmente sorridono di queste piaghe perché ce ne mostrano la genesi profonda e l’autore o, meglio, gli autori, cioè noi; non solo: le tavole di Gatto illuminano gli spazi sconfinati del cuore e dell’anima, delineano i territori della speranza al margine dei quali l’umanità, incredibilmente, sosta, temporeggia, discute stoltamente sul modo migliore per autoestinguersi.

Le tavole di Gatto ti fregano con il loro velo di morbidi segni e raffinati cromatismi. Ma dietro al velo c’è ancora e sempre ognuno di noi: vecchio o giovane, ricco o povero, musulmano o cristiano, credente o non credente, bianco o nero, libero o prigioniero, armato o disarmato, pacifico o violento, utopista e sognatore o vittima della buia quotidianità.

Cercare riparo di fronte alle sue tavole non è una buona soluzione. Conviene prendere un respiro profondo ed entrarvi. Dentro, ognuno si misura con se stesso, misura il proprio rapporto con la vita, scava nelle proprie convinzioni o nelle proprie obiezioni e contraddizioni, riflette sui rapporti con gli altri, con la natura, con il mondo.

In ogni caso mai ci si deve attendere che Alessandro dica qualcosa di scontato, perché Alessandro non cerca di consolare né, men che meno, di compiacere. Il suo pensiero non cerca consenso, vola libero, non guarda in faccia a nulla e a nessuno, anzi provoca, corrode, sparge sale a piene mani su ferite aperte.

Un sommesso suggerimento. Non guardatele, le tavole di Alessandro. Impossessatevene, virtualmente – è ovvio – e, poi, leggetevi quel che siete e quel che vorreste essere, quel che pensate e non osate dire. Non aspettatevi necessariamente di trovarvi conferme.

Da questa mostra non uscirete indifferenti. Quello che vedrete non è un Gatto che ama sempre fare le fusa, è un Gatto che ama i tetti scoscesi e scivolosi; che ama il giorno come la notte; che guarda in faccia il buono come il cattivo. Questo è un Gatto che non esclude e non seleziona. Un Gatto che parla al mondo e il suo incredibile palmarès di premi, ricevuti fuori dai confini dell’asfittica penisola, la dice lunga sulla qualità della sua tavolozza e sulle sue ardite, e per noi riscrivibili, partiture.

Giacinto Cecchetto

Credits @ Giancarlo Saran

… mi piace l'idea che il silenzio possa essere una lingua universale, che ci siano persone che comunicano senza una parola, capaci di cogliere l'essenza dei pensieri, di far viaggiare i significati, di trasmettere idee.

E tutto ciò mi riempie di ottimismo, perché c’è tutto un mondo, là fuori, di gente che dice qualcosa e gente che ascolta.

Domenico Sicolo